Sedi varie, fino al 7 gennaio 2018

Dopo la rassegna su Andrea Gastaldi, secondo appuntamento del ciclo “I Maestri dell’Accademia Albertina”, promosso e organizzato dall’Accademia Albertina di Belle Arti e dal Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto. Giacomo Grosso (Cambiano 1860 – Torino 1938) fu uno dei pittori piemontesi più conosciuti e amati nel periodo a cavallo tra Otto e Novecento. Allievo di Andrea Gastaldi e poi, per quarantasei anni, docente di pittura all’Accademia Albertina di Torino, fu autore di mirabili ritratti, grazie ai quali ottenne la notorietà. Le opere della rassegna sono suddivise in quattro sedi istituzionali: a Cambiano, presso il Palazzo Comunale; a Torino, presso la Pinacoteca dell’Accademia Albertina, il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto e Palazzo Madama. Nella Sala del Consiglio del Palazzo Comunale di Cambiano opere e documenti esposti delineano la vita e la storia artistica di Grosso: dagli studi giovanili alla formazione presso l’Accademia Albertina, dai ritratti dei genitori a quelli dei figli e della moglie. Nelle sale della Pinacoteca dell’Accademia Albertina di Belle Arti, attorno all’autoritratto dell’artista, viene descritta l’opera del Maestro. In questo contesto si possono scoprire paesaggi e vedute urbane, bozzetti inediti, nature morte, composizioni floreali, ritratti e nudi femminili. Tra i capolavori esposti spiccano La nuda del 1896, i sontuosi ritratti di Umberto I, della Regina Elena e di Vittorio Emanuele III di Savoia. Al Museo AccorsiOmetto si ammirano i grandi ritratti che esprimono il senso della ricerca visiva di Grosso e la straordinaria definizione degli interni. Tra questi Lidia Bass Kuster (1903), La Contessa Gallo (1918), L’ingegner Vittorio Tedeschi (1925). Infine, nella Corte Medievale di Palazzo Madama è conservata l’imponente Cornice d’alcova di Giacomo Grosso, una cornice, scolpita e dorata, presente in numerosi suoi quadri. Durante la mostra, al suo interno, verrà collocata una significativa tela dell’artista, la Ninfea (1907), esposta, nello stesso anno, alla Biennale Internazionale di Venezia

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